26 novembre: Le radici culturali della violenza. Capire per restare umani

26 novembre: Le radici culturali della violenza. Capire per restare umani

26 NOVEMBRE 2019

 

Giornata mondiale contro la violenza delle donne: in Unibg dibattito con performance e presentazione del libro a cura di Cristiana Ottaviano

C’è un ombra nera e viola, ai passi della sera, sul prato bagnato (chiostro antico per chierici e ancelle in cerca di saperi): una radice oscura avviluppa la ricorrenza (appena alle spalle il 25 novembre): parliamone (dice l’amore che muove la mente a capire).

Aula attenta, generazioni plurime, sedie rosse e affreschi sotto le capriate; Isotta (Sophie) entra in scena, grida frammenti del suo dolore, protesta l’accidia impotente del maschio recline, invita le donne a non recidere il legame, imperfetto ancora e irrinunciabile ormai, con il sé del corpo-cuore-mente.

È così oltre la nave nera il suo sentire: legnifica Tristano e Marco, prigionieri di ruoli e culture che annidano violenze. Ferite forti, come quella che Chiara Drago (giovane sindaca nelle nebbie padane) ha dovuto curare nella sua comunità per il più recente femminicidio qui vicino.

E così Cristiana Ottaviano può giocare la carta consapevole della parola scritta, della conoscenza cercata, della esperienza svelata. Si presenta il primo volume (ALILÒ auctor) di una collana (editrice Lubrina, con Ornella Bramani prestidigitatrice) che fissa tracce di un percorso di “pubblico impegno” dell’Università di Bergamo sulle frontiere delle relazioni in mutamento tra alterità, generi, ruoli, identità e dis-identità. Si sono cercati (tra eros e logos) nuovi alfabeti, linguaggi (loro sì) intersezionalmente abbracciati tra senso, suono, maschera (parola, canto, teatro), rialimentati ingaggi per coevoluzioni possibili e pacifiche (Alessio Miceli ne ha narrato la cura possibile).

L’ombra all’uscita è ancora lì, più scura ma immobile come pietra senza artigli: consapevole che solo la consapevolezza diffusa del perché genera desiderio di pace in cammino, di cura in comune, pubblico impegno di umanità senza limiti. La luna era una sfera, ora una spirale che apre tenera la notte a passi forse più attenti.

Isotta a Bergamo