Isotta Iseult

Isotta Iseult

Sophie Hames, Jovica Momčilović – Isotta Iseult – Lubrina Bramani Editore, Bergamo 2018

Il testo integrale (in italiano e in francese) della performance teatrale. Un piccolo volume a forte impatto emotivo per l’acquarello di copertina e per le dimensioni e il colore da libro prezioso.

La quarta di copertina ci cala direttamente nel clima della storia: la vicenda di Tristano e Isotta, rivisitata dallo sguardo coraggioso e raro della protagonista femminile. Un testo da divorare, prima; da meditare, poi.

“A chi posso dire… ho paura. Ho paura di non aver mai fatto scelte. Di non aver mai amato, amato me stessa fino in fondo, per amare te”.

Isotta: desiderio, libertà, dolore, educazione, passione, conoscenza; Isotta è oltre le catene e oltre i destini. Anche quelli dell’amore.

Qualunque significato possiamo o vogliamo dare a questa parola sappiamo quanto possano essere strette le vie, soprattutto se tracciate da altri/e.

Isotta chiede di ribellarsi, di esplorare, di desiderare libertà… lo chiede perfino ai maschi che sono convinti di averla già avuta e bevuta tutta, la libertà. Anche se davvero non è così.

Ciò che per altri/e è lecito, possibile, ‘normale’ spesso non è vita; eppure ci meritiamo di “mantenere la rabbia di vivere, di mantenere la ferita dell’amore viva”.

Tu che leggi, chiunque tu sia: “chiedi, pretendi, ottieni, vivi”.

Vivi per e con noi, Isotta. Mostraci come fare.

Hanno collaborato

Cristiana Ottaviano

Docente di sociologia

Progetti collegati

Isotta

Spettacolo teatrale per marionette

Isotta

Isotta

Spettacolo teatrale per marionette di altezza quasi umana
(in collaborazione con Isabelle il Capriolo)

 

Che cos’è la felicità? In quale gabbie viviamo, noi donne e uomini?

A quale ruoli si deve rispondere se si è un re o una principessa?

Scegliere di bere un filtro d’amore è scegliere il proprio destino.

È scegliere con passione di vivere e di bruciare d’amore.

Isotta sceglie Tristano e gli fa bere il filtro. Ma lei è destinata a re Marco. Non può fuggire dal matrimonio, è femmina, deve obbedire.

Si sposa, ma non rinuncia a Tristano.

Marco scopre l’inganno.

Per loro tre, cominciano i dubbi e la gelosia, viene a galla la sofferenza.

È la fine.

Ma potrebbe essere anche l’inizio.

 

Lo spettacolo ISOTTA

ha vinto il

Premio Experimenta 2019

del Laboratorio Teatro Officina

di Urgnano

Premio experimenta 2019

Hanno collaborato a questo progetto

Le radici culturali della violenza

Le radici culturali della violenza

Corso di formazione promosso da Alilò futuro anteriore

Il corso (della durata di 25 ore) intende fornire un’occasione di formazione per l’implementazione di iniziative finalizzate a diffondere una cultura e una prassi di relazioni basate sul rispetto delle diversità, sul superamento degli stereotipi e sull’inaccettabilità della violenza, in qualsiasi in qualsiasi forma essa si manifesti (fisica, verbale, sessuale, psicologica…).

Il percorso formativo intreccia lingusggio del corpo, della mente e delle emozioni e propone un’offerta formativa articolata in:

  • 1 evento teatrale di apertura (2 ore);
  • 5 incontri formativi di 4 ore ciascuno (20 ore);
  • 1 incontro guidato, presso il Centro antiviolenza di Bergamo Centro Aiuto Donna (3 ore).

Il corso si svolgerà da marzo a maggio 2018 per un massimo di 35 partecipanti e prevede un costo di €100. Le iscrizioni sono aperte fino al 08 marzo 2018.

Vulnerability as Generativity

Vulnerability as Generativity

Cristiana Ottaviano, Alessia Santambrogio, Vulnerabiliy as Generativity. Undoing parenthood in a Gylanic Perspective, Mimesis International, Milano 2017

Dichiarando un approccio interdisciplinare e socio-costruttivista, le autrici focalizzano l’attenzione sui temi della genitorialità (ruolo socio-culturalmente costruito), della capacità generativa e della cura, producendo un’analisi socio culturale fortemente contestualizzata nella complessità contemporanea. Un curato intreccio di posizionamenti, di materiale empirico e di letteratura scientifica attiva una sfidante rielaborazione di ruoli di genere connessi al “farsi genitori”.

Con piglio originale Ottaviano e Santambrogio adottano una prospettiva gilanica, facendo riferimento puntuale e suggestivo a civiltà caratterizzate da un modello sociale, economico, culturale e relazionale mutuale, equo e non gerarchico, che può essere ritrovato in società matrifocali e matrilocali tuttora esistenti.

L’opera, dopo aver analizzato la funzione storica e sociale ricoperta dalle donne in quanto madri, propone un’analisi su identità maschili, paternità e cura, riconfermando le ambivalenze in atto nelle maschilità contemporanee, sospese tra rigidi modelli patriarcali e nuovi comportamenti non ancora del tutto consolidati. Il focus sulla cura suggerisce una riconciliazione tra generi, a partire dalla comune condizione umana di vulnerabilità che tutti/e sperimentano:la nascita. Il ri-conoscersi reciproco in comuni origini diventa transizione, non indolore ma evolutiva, per nuove relazioni mutuali tra esseri umani e quindi tra umanità e ambiente circostante, in una tensione a risignificare ruoli, processi, relazioni, esplorazioni.

A partite da questo lavoro, Alilò sta elaborando una nuova perfomance teatrale che vedrà il suo debutto agli inizi del 2019.

Hanno collaborato a questo progetto

Cristiana Ottaviano

Docente di sociologia

Alessia Santambrogio

Pedagogista, formatrice