Resti, storie siriane a Sarezzo

Resti, storie siriane a Sarezzo

26 GIUGNO 2019

Alilò a Sarezzo (etimo di recinto, perimetro, scambio di armenti): a metà valle industriosa ci chiama una pattuglia di umanità resistente e generante (una cooperativa che accoglie diffusamente sconfinando, un Comune coraggioso che incoraggia, una Comunità montana che si dà parola appassionata). Ci sono storie nell’aria che tiene a lungo il giorno per la coda, ci sono cento persone che ascoltano, cento passi dalle frontiere scosse del lontano che si fa vicino, cento gocce di incanto della sera che attende le narranti. Ecco, Elena&Laura con Marco, accolte/i e accoglienti, invitano ad entrare nel perimetro del campo di donne che non hanno perso la parola che taglia, consola, ricuce, ricorda, inabissa, assorella.
Passo per passo, pubblico di stanza e nomadi di passaggio si com-prendono in un unico cerchio (restiamo umane/i), agitano sommessi l’unico crogiolo di dolori quotidiani ed eterni, rincorrono navi fermate in mare dalla crudeltà del tempo tutto presente, si fanno insieme sciame di lucciole che tengono lontano la paura di un’alba buia e violenta, confessano -nell’emozione che si scioglie in applauso riconoscente- di sentirsi (se stasera siamo qui) meno soli/e nella brezza gentile che fa della nostalgia di bene un varco (e-mozione) oltre i confini. Come Alilò sogna e tesse. Come una valle che dà casa all’angelo vestito da straniero.
Grazie Elena&Laura&Marco: non c’è dura pioggia se continuate a narrare, come questa sera, di sconfinata umanità.

Tenerezza e violenza nel maschile: concerto- conferenza

Tenerezza e violenza nel maschile: concerto- conferenza

6 DICEMBRE 2018

 

Ma perché gli uomini che nascono sono figli delle donne

Ma non sono come noi

Amore gli uomini che cambiano sono quasi un ideale che non c’è

Sono quelli innamorati come te

(M.Martini)

Ultima – per ora – stazione del percorso di Public Engagement di Unibg “Le radici culturali della violenza”. Una “via crucis et spei” che, dopo aver occupato con “Componimento Sui Generi(s)” e “Isotta” le scene del conflitto e della rabbia, approda alle parole e al canto (eros e logos per biografie, anime, generi “sic mutuo implicantur”).

Sul palco dell’Auditorium, Lab 80 ospitante, Cri – finissima autrice e lettrice – e la band accattivante (Alex Adami – voce e chitarra, Stefano Zeni – violino, Carlo Gordio – chitarre) tessono tensione e attenzione del centinaio di cuori e menti ammaliate: sgretolano corazze ataviche e cortesie futili di un maschile che non vuole/ma vuole accedere alla tenerezza che cura il mostro e accoglie il corpo inerme, ne fa consapevolezza che contiene e coraggio che sperimenta la storia patriarcale.

Nudità omicida del buio, arcobaleno nascente della terra smossa. E tra canzoni ri-suonanti da/per tempi diversi, la parola si fa melograno pregno: pluriversi universi di senso e scienza, poesie tremanti, narrazioni stordite dal precipizio della violenza, ricomposizioni (…Se ti tagliassero a pezzetti…) della libertà che, ora e ancora azzannata dall’ignoranza tronfia di maschi impauriti, non dimentica che ciascuna alba può rigenerarsi e gioire non solo per sé.

Alberto Zatti prologa un controcanto per visitare gli orti progressivi del pudore che tace, oltrepassando i destini incrociati; e poi De Andrè e Murgia, Gaber e Pasolini, Testa e Asor Rosa, Guccini e Ungaretti, Endrigo e Ciccone, Omero e Ferrara, Cavarero, Extebarria e Ossorio, Jannacci e Levinas, Lolli e Bertolucci. Cuori aperti ad uscire, attes* dalla luna complice, nella notte con una larva di stelle accarezzata in tasca.

E adesso aspetterò domani

per avere nostalgia

signora libertà signorina fantasia

così preziosa come il vino così gratis come la tristezza

con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

(F.De Andrè)

 

PS: E non finisce qui: Cri dà appuntamento all’ultima sera di febbraio 2019. Al Teatro S. Alessandro ancora una performance di Alilò per Men in Mouvement

Isotta a Bergamo

Isotta a Bergamo

28 NOVEMBRE 2018

  Mercoledì 28 novembre: nel freddo che sale sereno dal colle al piano, sul confine tra le mura cortesi e lo smarrimento del suburbio, va in scena la seconda tappa del percorso LE RADICI CULTURALI DELLA VIOLENZA, offerta di Public Engagement dell’Università di Bergamo. Location perfetta (pietre e legno induriti nella resistenza al tempo, ombre nel buio cedevole al grido, platea ammutolita dalla forza della storia) per una performance sublime di Sophie e delle sue marionette, per svelare alle multiformi (nel tempo e nello spazio) declinazioni della storia di Isotta uno sguardo di donna, dolorosamente consapevole “di non avere mai amato me stessa fino in fondo, per amare te, Tristano”. Tragicamente (ed eroicamente al femminile) consapevole di (volere) essere oltre le catene e oltre i destini, di essere chiamata a gridare dal suo antro di lucida follia d’amore l’incitamento vibrante (a tutte le donne, ma anche agli uomini ottusi dal possesso scontato) a – come esplicita Cri nella prefazione al libro di Sophie e Jovica – “ribellarsi, esplorare, desiderare la libertà”. L’intervento – accorato e piegato a capire/rsi – di un maschio già un po’ plurale delle istituzioni (Sergio Gandi, vicesindaco di Bergamo) ha dato accoglienza al grido – a lungo atteso e curato – di Sophie, già pronto dietro la scena, e ai volti lignei delle marionette; le chiavi di lettura che Elena (Bougleux) e Sara (Bonfanti) – prima e dopo la performance – hanno fornito all’incantata platea, non hanno chiuso un cerchio perfetto, ma hanno aperto nei passi sulle scale verso la notte chiusa l’inciampo improvviso e violento di una domanda eterna: perché? Romba persistente, come la nenia del tamburino alla chiusura delle mura, l’invito di Isotta: “chiedi, pretendi, ottieni, vivi”. Isotta: mostraci come fare! Forse che la speranza muoia? No, se accanto alla violenza denunciata possiamo rintracciare nel maschile di oggi germogli insicuri ma mai negati di tenerezza: è lei che apre all’abbraccio co-evolvente di anime, generi, differenze: restiamo uman* Appuntamento il 6 dicembre (Auditorium di Piazza Libertà): musica dal vivo, parole dal profondo, lieta resistenza alla barbarie.
Componimento sui generi(s) a Bergamo

Componimento sui generi(s) a Bergamo

24 NOVEMBRE 2018

 

Tanta Alilò ieri alla prima delle tre serate del percorso LE RADICI CULTURALI DELLA VIOLENZA: per una comunità di adulti responsabili, proposto alla cittadinanza dall’iniziativa di Public Engagement dell’Università di Bergamo.

Sold out senza pedaggio; 130 persone a comporre un pubblico eterogeneo, interessato, attento e infine ammaliato dalla magia incorruttibile del COMPONIMENTO“, in una location perfetta per scambiare – tra scena e platea – l’emozione di una verità sublime e profonda, di una bellezza svelata al cuore e interrogante la mente, di identità e storie di difficile componimento, di attese e confronti che promettono legami co-evolventi e speranze di guado, oltre il qui ed ora.

Pietro (Barbetta) e Ivo (Lozzola) sono chiamati in scena, docenti messi in gioco ad aprire le intelligenze. E poi il buio morbido e dolce ai denti della curiosità, avvia l’e-vento. Luigia illumina tempi e misura luci sull’oscurità delle domande, Mauro e Sophie perfezionano con artificio esemplare il tragitto dalla vita alla parola, dalla reclusione nella gabbia che stringe (stereotipi, violenza, subalternità, inconsapevolezza, complicità) al desiderio della libertà che sceglie (autonomia, cura, parità, consapevolezza, reciprocità). Cri aveva usato metodo e intelligenza per indagare con logos rigoroso la fine dei destini già scritti: ora nel dialogo abbraccia ciò che dalla scena è precipitato nelle anime attente del pubblico, mette in spirale aperta passione civile e sguardi consapevoli, subbugli dell’etica a resistere alla rassegnazione e ingaggio dell’estetica a sperimentare nuove gylaniche coesioni.

Nessuno/a ha parlato vanamente di speranza: per non ridurla a parola mascherata. Ma si sente la sua presenza come risveglio non tardivo, nella sera che si è dimenticata fuori: non è compiuta, ma germina lentamente con l’eros della passione intraprendente, del desiderio generativo, del coraggio che ri-lega gemiti parziali di futuro. Grande avvio di una missione in città.

E ora appuntamento a mercoledì 28: prima nazionale alla Porta Sant’Agostino di “Isotta”, di/con Sophie Hamas: una storia che stringe la punta del cuore, perché nessuno/a possa dire: io non avevo capito.

Là, dove la violenza si è fatta il nido

Là, dove la violenza si è fatta il nido

28 OTTOBRE 2018

 

(laboratorio in Unibg con Giuseppe Burgio lunedì 15 ottobre)

Scendere tra le radici; annusarle. Toccarle. Farsi toccare nella mente. Riposizionare ruoli, contesti, ragioni, storie. Aprire i cancelli della relazioni sociali, della missione della scuola, delle speranze per chi genera e per chi cresce ora. Questo ha fatto, con la perizia del formatore e la competenza del docente, Giuseppe Burgio da Palermo (Magna Grecia): lunedi 15 ottobre, università di Bg (Magna Padania), aula strabordante (oltre 300 studentesse/studenti, attenzione acuta e persistente, diffuso graffio di penne che tracciavano appunti importanti). Un pomeriggio, “tosto” e seducente, introdotto da Cristiana Ottaviano per Unibg e da Laura Mentasti per Alilò, prima che Giuseppe trasformasse suggestioni in domande, incertezze in possibilità, attese trepide e disagevoli in orientamenti intrepidi e aperti. 300 futuri/e operatori/trici di educazione “in corpore vili “del presente singhiozzante, hanno avuto il privilegio di partecipare ad una esplorazione che , cominciata dal coraggio nelle stanze della didattica, aggancia al conoscere il senso (identità, professione, responsabilità sociale).
C’è ancora speranza se questo succede in una Old City.

12 maggio: con-cluso (?) il corso Le radici culturali della violenza

12 maggio: con-cluso (?) il corso Le radici culturali della violenza

12 MAGGIO 2018

 
Apoteosi aliloista nel dinamico sabato di maggio: in un mix ad alta intensità logo-emotiva si vince una promessa, si compie un percorso. L’ultimo appuntamento congiunge (Cristiana e Laura con-ducenti) le trame tessute dalla prima sera di marzo -il Componimento sui generi(S) a Ranica- ad oggi. Infaticabile ed evolvente riflessione di coraggioso approccio, seducente e continua discontinuità di metodologie e linguaggi, fluida articolazione delle presenze chiamate in scena (di corpo, cuore, mente), desiderio finale che non ci sia (possa essere) fine a conoscenza e ri-conoscenza, a unicità dell’esistere e comunanza nel procedere, a impegno dei sé e responsabilità del territorio.
L’aula abitata dal crocchio di vitae mixtae: biografie di singolari domande e rappresentanze di istituzioni sensibili, attori/attrici sociali e attese personali, timidezze in ingresso e scioltezze in uscita sul mondo. A decostruire stereotipi, a ri-vedere la storia consegnata, ad aprire coevoluzioni possibili.
Rete non formale, che non irretisce anime ma libera opportunità. Inclinazione di un pensiero e-mozionante che fluisce: dall’albero della ricerca (che indaga tra memoria e futuro, Cristiana generante) al rizoma dell’ingaggio che pulisce lo sguardo da qui all’oltre. Competenze forti e generose (Sara Bonfanti, Giuseppe Burgio, Marco Maffi, Laura Mentasti, Aiuto Donna); e poi la bellezza del rappresentare (curata da Sophie Hames e Laura Mola e Mauro Danesi e Luigia Calcaterra); e poi le attenzioni fini e discrete (di Martina e Greta e Elena); e poi le risorse pluriverse portate, come focacce alla merenda condivisa sul prato che respira tra sole e pioggia, da chi -tutte e tutti- ha aderito all’invito che genera la festa consapevole. Ma non finisce qui ed ora: Alilò, futuro anteriore, vive.

Le radici culturali della violenza: terzo incontro

Le radici culturali della violenza: terzo incontro

24 MARZO 2018

 
sabato 24 marzo: Giuseppe Burgio da Palermo, pedagogista coraggioso e gentile, coinvolge 32 partecipanti al 3° appuntamento del nostro corso di formazione LE RADICI CULTURALI DELLA VIOLENZA, in un intenso (arrotolante e srotolante) percorso di riflessione e rielaborazione, pedagogica e sociale, sui sentieri impervi degli stereotipi, dei bullismi, dei dispositivi di omologazione alla prevaricazione e alla subalternità. Per ri-centrare attenzioni su luoghi, figure, ruoli dell’educativo intergenerazionale, sulla necessità di ripensare l’opportunità democratica e civile della scuola e delle agenzie educative per disconnettere l’apprendere umanità dal presente torbido, per erodere il germe crudele e sommerso della violenza, dell’insulto, della sopraffazione, della rassegnazione adulta a delegare responsabilità e atrofizzare il coraggio della testimonianza. Direzione ostinata e contraria al vento malato che ci stringe al muro. Un pomeriggio di consapevolezze appassionatamente, efficacemente riconfermate e quindi vissute nel mettersi in gioco, da chi cerca radici per fare di ogni albero un’antenna, di ogni contatto una relazione, di ogni impegno un legame. C’è speranza se…

Tenerezza e violenza nel maschile a Boltiere: pensieri che attraversano la nebbia

25 NOVEMBRE 2017

 
Boltiere, Comune tra le torri (fuoco e gelo) di Zingonia e le cave ( nebbia e cemento) della Gera, chiama Alilò per il 25 novembre. Quattro donne (1 sindaca, 2 assessore – Cultura e politiche sociali, 1 bibliotecaria). Invece dei riti deprecatori del 25 novembre un’occasione di vedere da altre facce della luna: consapevolezze per la prevenzione, il maschile da mettere in cammino, educazione per “gilanizzare” il mondo e i suoi poteri. TENEREZZA E VIOLENZA NEL MASCHILE sfonda la coltre piovosa della pigrizia, rende testimonianza di echi sempre più forti, in testi e canzoni immette nuove tracce logo-emotive del cammino di un anno (tra ricerca, disseminazione, ingaggio pubblico).

Grande performance di Cristiana, Alessandro, Carlo, Stefano: nessuna distanza nella differenza tra cuori e canti, artisti e cittadine/i, intenzioni e attese.

Forse c’è speranza se questo succede qui, sui confini tra nebbie disidentitarie e resistenze tenaci: le scarpe rosse davanti allo stage possono calzare umanità da stasera (in-canto e applausi auto-confermanti) con più coraggio. Senza perdere né dolore né tenerezza, né speranza di amori giusti.

Tenerezza e violenza nel maschile a Boltiere (BG)

Tenerezza e violenza nel maschile a Boltiere (BG)

24 NOVEMBRE 2017

 
Concerto-conferenza per riflettere, attraversando e intrecciando eros e logos, sulla pluralità maschile, tra (in)aspettata tenerezza e (non naturale) violenza.

Giovedì 24 novembre 2017 alle 20:45

Alla vigilia dell giornata internazionale contro la violenza sulle donne Alilò futuro anteriore sarà a Boltiere (Bg) per riflettere sulle maschilità – rigorosamente al plurale – attraverso il concerto-conferenza “Tenerezza e violenza nel maschile“.

Un evento che, incrociando l’esecuzione dal vivo di brani musicali (soprattutto di cantautori italiani, in particolare Fabrizio De André) e la lettura di testi letterari e/o scientifici, vuole proporsi, in raffinato equilibrio tra eros e logos, come occasione di incontro e rislessione sulla pluriversità dell’universo maschile, per aumentare la consapevolezza dei maschi sulle proprie responsabilità rispetto alla violenza di genere, senza dimenticare quelle capacità, spesso celate (e/o negate, ma pur sempre sottilmente presenti), di tenerezza.

Ci troverete (e noi speriamo di trovare tutte, ma soprattutto tutti voi) venerdì 24 novembre alle ore 20:45, presso l’Auditorium comunale di Boltiere (Bg).

“Attraversamenti delle maschilità” Tra cura, corpi e pratiche

“Attraversamenti delle maschilità” Tra cura, corpi e pratiche

19 OTTOBRE 2017

Meeting Internazionale e performance “Tenerezza e violenza nel maschile” presso l’Università degli Studi di Bergamo. Per riflettere, indagare, sondare le maschilità. Tra trasformazioni, egemonie e subordinazioni

Aria stimolante in accademia (vendemmie di passioni in un grido d’estate in UniBg):  strepitoso (sveglia consapevolezze, accoglie comunità di frontiera, riconosce coraggiose esplorazioni, genera un oltre di rete e di approdi) convegno internazionale. “Attraversamenti delle maschilità” .Approda qui ed ora il fervore, anche aliloista, dello “studio 6” di S. Agostino (appassionata enclave di ricerca, abitata da 3 donne di aspirazione/ispirazione gilanica, sulla frontiera tra città e contado). Trasforma un possibile rito in un desiderio di libertà che – anche dolorosamente – scuote, responsabilizza, ingaggia in un gioco che non ha spettatori o guardiani, perché tutti/e sono in campo senza cancelli.

Dubbi intrepidi: la crisi giustifica trasformazioni conservative? Eredità culturali e diversi contesti socio-economici sbriciolano muri ostruenti il vero? Come vino nuovo imprigionato in vecchie botti, antiche subordinazioni si perpetuano sotto vesti griffate dall’insapido  politically correct?

Ma anche trepidi scatti: intersezioni che svelano, ruoli generativi che si manifestano, fratture di contesti scovati dagli occhi di bue di giovani indaganti.

E ancora: orme necessarie per mappe inedite, che diano passo certo a chi investiga il pensiero, a chi cerca le stelle , a chi offre/ soffre il cambiamento, a chi tesse speranza oltre la riparazione e la sconfitta.

Alimentazione reciproca tra il pulsare della vita di uomini e donne e lo sguardo plurimo e condiviso di menti, cuori, corpi. Per una pluralità avvenente e possibile del maschile, che  nella sabbia dei calzari e nello sguardo all’orizzonte ricompone con la assorta leggerezza del femminile irrinunciabili diversità di storie narrate, ricchezze di generi in viaggio, uguali dignità da condividere nell’ impegno per/nel mondo con/per tutti/e. L’irregolarità irriga.

Ci hanno attraversato simboli ed astri, emozioni e paradigmi, volontà e desideri: primo terrazzamento di vitigni nuovi che guardano il mare senza dimenticare la collina: non c’è diavolo notturno, ma cura aperta per il lavoro dell’alba (sogni resilienti e mani già operose).

Senza dimenticare mai la tenerezza che risuona ogni volta – musica, canzoni, poetry- che l’ebbrezza dell’eros dà respiro e sangue alla perspicacia del logos. Nel chiostro antico memorie nuove sulla soglia della notte, per riprendere nel giorno la vibrazione crescente di un nuovo insieme. L’oltre non è solo il dopo.