Resti, storie siriane a Sarezzo

Resti, storie siriane a Sarezzo

26 GIUGNO 2019

Alilò a Sarezzo (etimo di recinto, perimetro, scambio di armenti): a metà valle industriosa ci chiama una pattuglia di umanità resistente e generante (una cooperativa che accoglie diffusamente sconfinando, un Comune coraggioso che incoraggia, una Comunità montana che si dà parola appassionata). Ci sono storie nell’aria che tiene a lungo il giorno per la coda, ci sono cento persone che ascoltano, cento passi dalle frontiere scosse del lontano che si fa vicino, cento gocce di incanto della sera che attende le narranti. Ecco, Elena&Laura con Marco, accolte/i e accoglienti, invitano ad entrare nel perimetro del campo di donne che non hanno perso la parola che taglia, consola, ricuce, ricorda, inabissa, assorella.
Passo per passo, pubblico di stanza e nomadi di passaggio si com-prendono in un unico cerchio (restiamo umane/i), agitano sommessi l’unico crogiolo di dolori quotidiani ed eterni, rincorrono navi fermate in mare dalla crudeltà del tempo tutto presente, si fanno insieme sciame di lucciole che tengono lontano la paura di un’alba buia e violenta, confessano -nell’emozione che si scioglie in applauso riconoscente- di sentirsi (se stasera siamo qui) meno soli/e nella brezza gentile che fa della nostalgia di bene un varco (e-mozione) oltre i confini. Come Alilò sogna e tesse. Come una valle che dà casa all’angelo vestito da straniero.
Grazie Elena&Laura&Marco: non c’è dura pioggia se continuate a narrare, come questa sera, di sconfinata umanità.